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Libertà sul lavoro

La libertà sul lavoro sembra suonare quasi come una frase ad effetto. Ma tu quanto sei soddisfatto della libertà di cui disponi nella tua occupazione?

Prima di rispondere vorrei chiarire in che modo intendo ‘libertà’ in questo contesto. Mi riferisco in questo articolo al grado di autonomia e indipendenza nell’esercitare il proprio ruolo e di prendere decisioni nello svolgere compiti, di influenza sul contesto lavorativo nel suo insieme.

A maggiore autonomia corrisponde anche maggiore responsabilità. Una mansione che gode di massima libertà decisionale non prevede supervisione, controllo o limitazioni da parte di altri. E’ questo il caso del titolare di azienda, il professionista autonomo che non devono rendere conto del proprio operato se non al cliente.

All’estremo opposto potremmo trovare un dipendente con una mansione esecutiva in cui, cioè, per assurdo, sia previsto soltanto premere un pulsante e in cui non sia richiesta o desiderabile spirito di iniziativa, intraprendenza o ‘pensare con la propria testa’. È chiaro che queste due posizioni così estremizzate non esistono o sono casi più che isolati. Nel mezzo si trovano tutte quelle situazioni in cui il lavoratore può esercitare una certa discrezionalità. Discrezionalità, cioè libertà nel prendere decisioni, ed esercitare una certa influenza sulle attività che svolge, sull’ambiente (fisico e relazionale) circostante e sull’organizzazione in generale.

 

Autonomia e influenza

Ogni persona dispone di un certo grado di libertà sul lavoro. Tuttavia, quando aumenta l’autonomia, il corrispondente livello di soddisfazione che ne deriva non è necessariamente proporzionale. Ad esempio, un impiegato può ricevere l’incarico di seguire un progetto in cui prendere decisioni in autonomia e con scarsa supervisione fino al momento della presentazione dei risultati. Ma questa libertà può essere vissuta tanto come una fonte di gioia e appagamento, quanto come un peso difficile da sopportare e una fonte di ansia tormentosa. Generalmente tutti gli individui hanno bisogno di avvertire che in una certa misura sono responsabili del prodotto/servizio di cui si occupano. Hanno bisogno perciò di godere di una certa autonomia nel ‘personalizzare’, conferire il proprio stile alla propria attività, ma il come e il quanto sono variabili del tutto soggettive.

Consideriamo ora l’influenza, cioè la possibilità di produrre cambiamenti nel contesto lavorativo o sulle condizioni di lavoro come l’orario, il contratto, ecc.

Un lavoratore che sperimenti la possibilità di produrre piccoli o grandi cambiamenti che vadano a vantaggio suo e dell’ambiente circostante è tendenzialmente un lavoratore più felice. A volte basta poco affinché un individuo senta meno pesante o più stimolante la giornata di lavoro. Ciò avviene soprattutto se egli percepisce che il cambiamento introdotto è dipeso, almeno in parte, da lui stesso. Ne sono un esempio la gestione delle pause caffè, la flessibilità di qualche minuto ottenuta per portare i figli a scuola, il coinvolgimento di un collega, il miglioramento della qualità della luce nei locali, la modifica di un particolare processo lavorativo, la riorganizzazione dello spazio o di alcuni oggetti, ecc.

Spesso le persone smettono di chiedere, di provare a cambiare le cose rassegnandosi o sperando che, un giorno, qualcuno intervenga.

Soddisfatto della libertà di cui godo sul lavoro

Francesco era l’ultimo arrivato e come tale non si sentiva molto in diritto di esprimere le sue opinoni. Tuttavia, non comprendeva perchè d’estate, durante la pausa, non si potesse contare su un piccolo frigo in cui riporre cibo e bevande. Con sua grande sorpresa, il divieto non era stato posto dai datori, bensì dai colleghi. Per quale motivo? Per anni in realtà ne avevano goduto, ma ad un certo punto si erano stancati che un collega, ammanicato – dicevano – con uno dei titolari, sottraeva di nascosto le bibite. Nessuno però osava smascherarlo apertamente. Francesco, lui, l’ultimo arrivato, ha fatto notare che quel lavoratore non era più in azienda da tempo. Eppure l’abitudine del gruppo non era mutata. La sola constatazione di questo fatto ha indotto alcuni a riconsiderare l’opportunità del frigo. Non ci è voluto molto, poi, perchè anche i più restii ne fossero persuasi.

La libertà sul lavoro che si è preso Francesco non è così scontata. Ma sono felice anch’io per lui quando afferma “Sono soddisfatto della libertà di cui godo sul lavoro”

 

 

Domande pedagogiche per te:

  • Come vivi la libertà di cui disponi?
  • In quali situazioni è soddisfacente per te? In quali non lo è abbastanza?
  • Cosa puoi fare per vivere meglio l’attuale condizione? Dove si può rivolgere la tua sfera di influenza?

 

Buon lavoro 🙂

Se vuoi capire meglio la tua situazione lavorativa e ricevere qualche spunto personalizzato per vivere con più soddisfazione l’esperienza lavorativa possiamo incontrarci o puoi compilare il Questionario sulla Soddisfazione Lavoro. Scrivimi il tuo indirizzo email e ti invierò il link per compilarlo on line. Una volta elaborato, sarò lieto di condividerne i risultati e fornirti qualche suggerimento, gratuitamente nel mio studio.