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Il mio lavoro vale

Il mio  lavoro vale, e il tuo?

In che senso “vale”? Intendo qui il valere di una professione non in base meramente a criteri economici, allo stipendio o alla capacità di produrre PIL. Il valore a cui mi riferisco è soggettivo e finanche simbolico.

Il valore della professione varia in funzione del significato e dell’importanza che le viene attribuita sia dal soggetto lavoratore che dalla comunità o società circostante. E, dal mio punto di vista, il valore di cui parlo riguarda fondamentalmente una percezione soggettiva, della singola persona.

Da cosa dipende il valore attribuito alla professione

Possiamo essere d’accordo in molti sul fatto che la professione del medico neurochirurgo possa avere un alto valore, chiaramente percepito nella società in quanto produce benefici sulla salute dei pazienti, alla quale viene in genere attribuita un’importanza essenziale, inestimabile. Di riflesso, quel valore può essere vissuto con su senso di grande responsabilità e orgoglio dal medico che si rende conto di giocare un ruolo di grande rilievo per la comunità. Perciò è ragionevole aspettarsi che egli possa pensare con fierezza ‘Il mio lavoro vale’.

A seconda dell’area geografica, della cultura individuale e della società, del periodo storico, le professioni godono di maggiore o minore considerazione.  Un medico generico che sia attivo in un villaggio sperduto in un paese del terzo mondo può stimare il proprio lavoro come una missione quotidiana, godere di venerato rispetto da parte dei concittadini, a dispetto del riconoscimento economico. Lo stesso ruolo in un paesetto di 5000 abitanti in Italia, non è sicuramente altrettanto apprezzato.

Valore della professione soggetttivamente percepito

In ogni caso, qualunque sia la nostra occupazione, l’aspetto più importante che qui voglio sottolineare, riguarda il valore soggettivo, percepito cioè dal soggetto-lavoratore.

Un insegnante può percepire che il proprio lavoro crea un valore aggiunto importante per la società. Tuttavia, qualche decennio fa il docente di scuola superiore poteva godere di uno stipendio e un prestigio sociale indubbiamente più alto di oggi. Ciononostante la singola persona che ricopra questo ruolo può sentirsi anche oggi profondamente investita al di là dell’immagine sociale, della retribuzione, del riconoscimento.

Ricordo un operaio che si occupava di assemblaggio di serramenti parlare della propria mansione con fierezza e passione. Amava l’idea di costruire qualcosa di ben fatto che avrebbe portato benessere funzionale e piacere estetico in cas. “Il mio lavoro vale” mi ha detto. “E’ importante, mi piace l’idea di contribuire a rendere migliore la vita della gente, che possa risparmiare e vivere il confort nella propria abitazione”.

 

Domande pedagogiche per te:

  • Quanto è importante, quanto senti che vale il tuo lavoro per te e per gli altri?
  • Quali sono gli aspetti che lo rendono di valore?
  • Cosa, eventualmente, invece te lo fa percepire meno apprezzabile?

 

Buon lavoro 🙂

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