Uno degli ostacoli verso la responsabilizzazione e l’autonomia di uno studente, consiste nel non percepire la diretta conseguenza delle proprie azioni, delle proprie
scelte.
A volte, senza volerlo, siamo proprio noi genitori ad alimentare questo meccanismo. Come?
Intervenendo nelle attività, nei compiti pomeridiani del figlio: “hai fatto? Hai cominciato i compiti? …Fammi vedere… Vieni qui che ti interrogo… Hai fatto un errore lì… Guarda che se vai a scuola così poi l’insegnante…”.
È sbagliato tutto questo? Di per sé no. Ma se la presenza del genitore è tale per cui il figlio-studente non impara in prima persona, anche a proprie spese, che quello che sta svolgendo non è adeguato secondo i criteri dell’insegnante, allora imparerà a soddisfare solo i criteri del genitore. Conseguenza: il genitore diventa un insegnante in casa (non stipendiato!) e il figlio-studente non impara a fidarsi di sé stesso, non sperimenta, non ragiona. E la relazione genitore – figlio ne guadagna o ne perde in qualità?
Può non essere piacevole rendersi conto di essere ostacolo verso la responsabilizzazione e l’autonomia di uno studente, soprattutto se quello studente è nostro filgio. Ma credo sia un aspetto da accettare nell’educazione dei figli. Possiamo decidere piana piano di dare più corda, lasciare qualce spazio per la riflessione, per i tentativi e conseguenti successi e capitomboli. Come genitori -educatori saremo lì a riflettere insieme sull’accaduto e a cambiare strategia, eventualmente.